Un saggio professore che conoscevo una volta disse: «La Trinità è e sarà sempre un mistero, ma se non riusciamo a dare a quel mistero un senso tale da renderlo importante nella nostra vita quotidiana, noi teologi abbiamo spinto troppo oltre le nostre speculazioni». Quindi, la mia domanda oggi, come al solito in queste riflessioni: cosa possiamo imparare dalla Trinità che sia importante per la nostra leadership? Spero che quel professore, ormai scomparso da tempo, mi perdoni se mi spingo troppo oltre nel portare la vita della Trinità nella quotidianità.

Sebbene sarebbe del tutto naturale concentrarsi su ciascuna delle tre Persone della Trinità, considerando ciò che hanno in comune e in che modo sono diverse, o i diversi modi in cui la Chiesa comprende il primato o la funzione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, vorrei prendere una direzione diversa. Vorrei considerare, non le Persone, ma gli spazi tra di loro.
Negli ultimi sei anni in cui ho vissuto a Roma, ho iniziato a usare il mio smartphone, come molti di noi, per scattare foto. Roma è un soggetto particolarmente incantevole e fotogenico. Ma indipendentemente dal soggetto, che si tratti della Basilica di San Pietro, di una delle altre grandi chiese, del Pantheon o del Colosseo, una delle chiavi per una buona foto è lo “spazio negativo” che incornicia il soggetto e che occupa la distanza tra lo spettatore e la vista.
Lo spazio negativo non è negativo, né vuoto. È come la pausa tra l’inspirazione e l’espirazione quando respiriamo. Infatti, in una foto, è come lo spazio di respiro attorno a un soggetto che aiuta il cervello a dare un senso a forme, colori, texture e orientamenti degli oggetti. Aiutandoci a distinguere una cosa dall’altra, lo spazio negativo ci permette di concentrare la nostra attenzione, di percepire anche oggetti nascosti e di interpretare schemi. Lo spazio negativo è ciò che rende possibile una relazione tra gli oggetti, siano essi vicini o lontani. Esso separa e unifica la vista allo stesso tempo. Mi spingerei a dire che lo spazio negativo crea le condizioni per percepire la bellezza nel percorso verso la scoperta della bontà e della verità.
Per me, questo “spazio negativo” funge da utile analogia per considerare gli spazi e le relazioni tra le Persone della Santissima Trinità e, per estensione, la qualità degli spazi tra ciascuno di noi, i membri dei nostri team, delle nostre famiglie, comunità e organizzazioni.
Naturalmente, la Trinità rappresenta una perfezione dello spazio tra una Persona e l’altra. A differenza delle situazioni che spingono un’adolescente a dire ai propri genitori: «Datemi un po’ di spazio», o che inducono una persona a sentirsi isolata o abbandonata, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo hanno una distanza ideale che permette sia la loro distinta e individualizzata agenzia, sia la loro comunione condivisa tra loro.
Questo spazio li sostiene nel svolgere i loro particolari ruoli interdipendenti, creando, santificando, redimendo, come se fossero membri della squadra più performante, di una compagnia di danza d’avanguardia o di un brillante trio jazz. Non competono, piuttosto collaborano.
Nessuna Persona ha bisogno di controllare le altre o di rubare la scena; piuttosto, come una troupe di improvvisazione comica, ogni Persona si dedica a sostenere le altre affinché si mettano in luce e diano il meglio di sé.
Lo spazio tra loro non è vuoto, ma pieno di fiducia, di riverenza, di amore. Queste sono le condizioni condivise e reciprocamente abilitanti che permettono loro di generare un’armonia tra loro, come l’unione risonante di tre distinte corde musicali. Quello spazio non solo permette a ciascuna Persona di essere, relazionarsi e funzionare con ciascuna delle altre, ma di fatto anche di essere e agire come una cosa sola.
Che cosa bella e misteriosa è quando persone distinte, individui nel vero senso della parola con la propria soggettività, personalità e qualità particolari, sono anche in grado di trovare spazi per relazionarsi con gli altri e diventare qualcosa di più di una semplice collezione di individui, ma una comunione di intenti, azione e cooperazione. Speriamo che ognuno di noi abbia vissuto momenti simili, in cui abbiamo sperimentato questo meraviglioso equilibrio tra l’essere completamente liberi di essere noi stessi e, allo stesso tempo, parte di un tutto più grande in una comunione di intenti e di azione consapevole.
Certamente viviamo in un’epoca in cui sperimentiamo troppa frammentazione a causa dell’individualismo, del pensiero di gruppo causato da una conformismo dettato dalla paura e dall’ideologia, e della polarizzazione che emerge tra gruppi in competizione per il dominio. Abbiamo bisogno di alternative.
Cosa è richiesto ai leader per coltivare e mantenere uno spazio con e per gli altri affinché possano essere pienamente se stessi e, allo stesso tempo, sperimentare una comunione dello Spirito, una comunione di intenti condivisi e di azione collettiva e capace?
Mentre contempliamo il mistero di questa Santissima Trinità, forse è utile riflettere su come arrivare a comprendere l’importanza degli spazi tra e tra di noi, spazi di libertà, spazi di fiducia riverente, spazi d’amore. Se noi, come leader, iniziamo a prestare tanta attenzione alla qualità di questi spazi quanta ne dedichiamo alla cura delle persone e al servizio delle nostre missioni, consentiremo alle nostre comunità e organizzazioni di lavorare in alleanza per il bene comune, sulla via verso il Regno di Dio.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
Con voi lungo il cammino,

