In seconda media alla St. Ambrose Grade School, avevo un’insegnante di classe dall’aspetto molto severo, suor Jacqueline. Era anche la nostra insegnante di matematica, il che forse la rendeva ancora più intimidatoria ai miei occhi, dato che la matematica non era la mia materia forte. Ma in realtà, anche se aveva un aspetto piuttosto serio e non sorrideva molto, era anche chiaro che aveva un cuore d’oro e ci voleva davvero bene.

Un giorno, dopo la lezione, stavamo chiacchierando e lei mi ha sorpreso chiedendomi se avessi l’abitudine di pregare. In realtà, la domanda mi ha un po’ preoccupato perché stavo aspettando che mi restituisse i voti di un recente esame! Ho risposto di sì e, onestamente, avevo una vita di preghiera piuttosto attiva, anche da bambino. Poi mi ha chiesto se ero io a parlare tutto il tempo o se lasciavo anche a Dio il tempo di parlare. La sua domanda mi ha sorpreso allora e mi è rimasta impressa in mente per tutti questi anni… Lascio spazio al silenzio nella preghiera, dove potrei sentire Dio che parla?
Forse vi siete chiesti se e come Dio ci parla ancora oggi, come descritto nelle Scritture nel corso della storia della salvezza. Sulle cime delle montagne e nei deserti, lungo i fiumi e persino occasionalmente nei luoghi di culto, le Scritture riportano Dio che parla ai profeti e ai re, e a tutti i tipi di persone in momenti ordinari e straordinari. Anche se molti di noi da bambini abbiamo imparato a “dire le nostre preghiere” e continuiamo a farlo, forse c’è qualcosa di più se vogliamo sentire Dio che parla anche a noi.
“Allora dalla nuvola uscì una voce che diceva: ‘Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo’. Essi rimasero in silenzio e in quel momento non dissero a nessuno ciò che avevano visto”.
Se non era già ovvio per i discepoli che Gesù era più che speciale, anzi, che era il Messia che avevano sperato per secoli, l’esperienza della trasfigurazione deve aver messo a tacere i loro interrogativi e i loro dubbi. Avevano già assistito al suo insegnamento con inconfondibile autorità, ai miracoli di guarigione ed esorcismo, alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, al placarsi della tempesta in mare… in ogni caso, avevano avuto la possibilità di «vedere e credere». E ora, dopo che Gesù finalmente ammette apertamente di essere il Messia, assistono alla rivelazione della gloria di Gesù come figlio eletto di Dio; rimangono senza parole, colpiti dal silenzio e dallo stupore.
Senza dubbio, il silenzio che li avvolgeva dopo la rivelazione della divinità di Gesù non era vuoto, ma pieno. Pieno di una presenza che andava oltre ogni descrizione.
Cosa serve per ascoltare Dio, per percepire ciò che Dio sta dicendo ora?
Gesù ci mostra che il modo per ascoltare Dio è attraverso la preghiera: sì, esprimendo lode e chiedendo ciò di cui abbiamo bisogno, ma anche aprendoci a ricevere la volontà di Dio, proprio come preghiamo nel Padre Nostro: “venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”. Per discernere i desideri di Dio e comprendere la sua volontà, dobbiamo coltivare la nostra capacità di raggiungere una profonda quiete interiore.
Sappiamo che i nostri due antenati nella fede che appaiono sul monte, Mosè ed Elia, lo hanno imparato entrambi mentre crescevano nella loro vocazione di profeti e guide del popolo. Hanno imparato ad ascoltare nella loro preghiera, non solo prestando attenzione ai grandi segni delle colonne di nuvole e di fuoco, ma anche alla piccola voce sussurrante.
Anche Gesù aveva l’abitudine di ritagliarsi uno spazio per il silenzio, nonostante i suoi numerosi impegni come Figlio di Dio, con tante città e villaggi che attendevano il suo ministero. Si ritirava in luoghi solitari e tranquilli dove poteva stare da solo e apriva la mente e il cuore per ascoltare la voce del Padre. Gesù si impegnava a dedicare del tempo al mattino presto e alla sera tardi per concentrarsi sull’amore del Padre, ricevere la sua saggezza e lasciarsi guidare dallo Spirito Santo nelle sue scelte e azioni.
A noi, persone molto attente all’efficienza, che pensiamo che “il tempo è denaro”, questa pratica di trascorrere del tempo in silenzio in preghiera con Dio potrebbe sembrare uno spreco. E per quelli di noi la cui capacità di attenzione è stata così ridotta dalla costante stimolazione della tecnologia e dei social media, o dalla dipendenza dall’essere sempre indaffarati, stare seduti in silenzio per più di qualche minuto può sembrare un’eternità. Ma davvero, ci aspettiamo che ci sia un modo per conoscere Dio diverso da quello che Gesù ci ha mostrato?
Per Gesù, questa era una parte così importante della sua vita, della sua leadership e del suo ministero, che fece del suo meglio per dare l’esempio di questa pratica di ascolto orante ai suoi discepoli, che si distraevano molto facilmente. Dopo giorni trascorsi in viaggio, a ministrare alle moltitudini, li invitava in luoghi tranquilli per riposare e riflettere insieme sulla loro esperienza, per rendere grazie a Dio e per ascoltare. Sebbene non tutti i ritiri o i momenti di preghiera fossero così spettacolari come quello sulla montagna della Trasfigurazione, ogni momento di ascolto silenzioso, paziente e attivo era prezioso di per sé come spazio per accogliere la presenza di Dio.
Mentre meditiamo sul mistero della Trasfigurazione, forse potremmo esplorare nella nostra pratica di preghiera come stiamo creando uno spazio affinché Dio possa parlare. Se ci accorgiamo che siamo noi a parlare per la maggior parte del tempo, come sarebbe praticare semplicemente l’attenzione nel silenzio e percepire Dio nel silenzio stesso? Chiediamo a Gesù di insegnarci la sua via in questa Quaresima, per trovare così la sua pace, la sua saggezza, centrandoci nei desideri del Padre suo.
Con voi sulla strada,

